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Sicuramente non è facile pensare di poter contattare uno Psicologo tramite un pc, decidere se telefonare per chiedere un primo colloquio oppure no, difficile spesso anche solo pensare, per alcuni di noi, di poter davvero chiedere un aiuto. Ogni terapeuta con alle spalle una formazione ad orientamento psicodinamico è stato, a sua volta, paziente, ha percorso il tragitto che l’ha portato a scegliere “il proprio” terapeuta, ed ha intrapreso il viaggio di psicoterapia personale che è necessario fare, secondo questo orientamento psicologico, per poi poter accompagnare altri in un percorso di cura. Per questo sa quanto possa essere difficile proprio l’inizio del viaggio, il decidere se intraprenderlo o meno, e soprattutto decidere chi sarà accanto a noi.

Un po’ come Dante con Virgilio, che assieme hanno attraversato gli Inferi, per poi arrivare al Purgatorio e al Paradiso, due compagni di viaggio che con umiltà e impegno affronteranno cammini impervi prima di poter godere la vista di una sospirata e meritata alba e potersi, infine, salutare. Eppure quando si sta male, a volte non è ben chiara neanche la ragione, quando è da cosi’ tanto tempo che le catene che ci avvinghiano ci stringono forte dentro l’anima, che si inizia a pensare che forse, proprio, un altro modo di vivere possibile non c’è. E anche quando sappiamo bene cosa ci tormenta, è possibile che non riusciamo comunque a trovare una soddisfacente via d’uscita.

Chiedere aiuto, in alcuni casi, potrebbe imbarazzarci, farci sentire ancora più fragili e persino giudicati, come a dire che nel mondo in cui viviamo, spesso, ci è stato insegnato che “i forti” fanno da sé, negando però in questo modo la natura più profonda del nostro essere umani, in quanto tutti nasciamo da una relazione e ci sviluppiamo proprio grazie alle relazioni che abbiamo con gli altri.

E questo resta per tutta la nostra vita: abbiamo bisogno degli altri e, in alcuni casi, la seppur preziosa e insostituibile presenza di parenti e amici non è sufficiente per farci sciogliere i nodi che ci tormentano, che bloccano la nostra esistenza e i potenziali che ci sono dentro di noi. Per alcune persone la vita professionale, per esempio, può essere fonte di giustificato orgoglio e buone soddisfazioni, e non riescono a capacitarsi proprio di come, invece, nelle relazioni personali, le difficoltà non manchino. Per altri, invece, è proprio nel settore lavorativo che si incontrano i maggiori ostacoli. C’è invece chi porta in sè un antico senso di inadeguatezza e inferiorità che lo accompagna dagli anni dell’infanzia, un muro freddo e ostile che separa dagli altri, o profondi sensi di colpa che impediscono di godere appieno le gioie dell’ esistenza, a volte persino il solo pensare di potersele meritare.

Le sfumature sono infinite, diverse per ognuno di noi. E se esistono “criteri diagnostici e classificazioni” come quelli del DSM V, necessari agli specialisti per avere terminologie condivise, il codice privato di ogni dolore, il racconto unico e personale della propria vita, merita di trovare un ascolto e una compartecipazione che possano aiutare ad iniziare il viaggio che porterà, chi lo desidera e ritiene che la rassegnazione non meriti di essere presa in considerazione, ad un significativo cambiamento.

Grazie per la vostra attenzione,
dott.ssa Francesca De Lucca.